Uno sguardo al mercato

Il rapporto congiunturale CRESME sul mercato dell’installazione, ha rilevato alcuni dati di tendenza molto interessanti.

Il primo che colpisce è quello relativo al mercato complessivo delle costruzioni che segna una contrazione in Europa nel 2020 del 9,1% e un rimbalzo nel 2021 del +4,4%; ambito in cui l’Italia sembra cavarsela meglio di altri Paesi del vecchio continente, con una variazione degli investimenti in costruzioni che quest’anno si attesterà su un -6,7% ma che nel 2021 si stima possa tornare pienamente ai livelli precrisi. Questo dato, se confermato, ci porta a concludere che la crisi pandemica in valori assoluti si presenta come peggiore di quella congiunturale del 2009, ma potenzialmente molto più breve.

Se guardiamo ora al mercato degli impianti, i valori che colpiscono sono una contrazione del mercato europeo che scende dai 437 miliardi di Euro del 2019, culmine di un quinquennio in continua ascesa, ai 401 stimati per il 2020, con una contrazione pari all’8,3%. L’Italia, che conferma il proprio ruolo di secondo produttore europeo in questo settore dopo la Germania, limita parecchio i danni, con un calo della produzione dai 57,7 miliardi di euro del 2019 ai 54,6 del 2020, con un trend decisamente migliore rispetto ad altri Paesi competitor, come Francia, Spagna e UK. Il rimbalzo atteso nel 2020 è tuttavia modesto, pari a un + 2,9% che consentirà di recuperare solo in parte la flessione del 2020. In linea con questi dati anche il mercato delle esportazioni, che per l’Italia segnano una contrazione nel 2020 del 6,3% lasciando sul campo un miliardo di controvalore.

In tema di impatto degli impianti sull’insieme del comparto dell’edilizia, si conferma il trend di crescita percentuale, sia in termini di valore che di occupati, pur scontando in termini assoluti una contrazione di questi ultimi, che in dieci anni hanno lasciato sul campo circa 70.000 occupati. Altro dato che può sconcertare, ma che per chi conosce il settore ha assolutamente senso, è quello relativo alle dimensioni delle imprese impegnate nella realizzazione di impianti che, pur continuando a soffrire di nanismo, per numero di addetti sono mediamente più grandi delle imprese di costruzioni per cui operano.

Ma in prospettiva, cosa ci si può attendere nel prossimo futuro auspicando che non vi sia una recrudescenza della pandemia? Dando uno sguardo all’andamento degli investimenti nelle costruzioni, emergono già alcuni dati interessanti: se il totale degli investimenti in nuove costruzioni, per esempio, segna mediamente una contrazione nel 2020 del 6,7%, entrando nel dettaglio ci si accorge che a diminuire di più sono gli investimenti privati, mentre il settore pubblico tende a sostenere il mercato con diminuzioni inferiori e in certi casi addirittura con valori col segno positivo.

Se ne può dedurre che il settore pubblico, in questo frangente, sta facendo la sua parte e, presumibilmente, grazie al recovery fund e agli incentivi avrà un ruolo ancora più rilevante nella ripresa. Basti al riguardo il dato “monstre” presentato dal rapporto CRESME sul valore potenziale degli incentivi fiscali sul mercato delle costruzioni e degli impianti in Italia, che ammonta a circa 1000 miliardi di euro.

Considerato che il 2021 costituirà un anno di rodaggio di questi processi indotti dai benefit fiscali, a novembre SMART BUILDING EXPO si porrà come snodo importante di riflessione sulle prime case history e di rilancio del comparto.

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