Cosa succede sul fronte della security?

Un momento di transizione, ricco di opportunità, ma non privo di rischi. La nuova normalità che si sta delineando alla luce dell’emergenza Covid19, vista dal settore della security, è un contesto complesso, che richiede ad aziende e professionisti un’analisi attenta degli scenari di oggi e di quelli che potranno aprirsi nel prossimo futuro, per poter essere al servizio delle nuove esigenze in modo efficace.

SICUREZZA, la manifestazione che si terrà in contemporanea con SMART BUILDING EXPO, si sta dunque attrezzando per guardare all’evoluzione del settore anche in questa occasione e proporsi come piattaforma di confronto e innovazione per fare il punto sulle sfide aperte dagli attuali scenari e comprenderne portata e conseguenze. Secondo gli ultimi dati di ANIE Sicurezza, il 2019 si è chiuso per il settore con il 4% circa di crescita del fatturato totale, registrando un piccolo rallentamento rispetto all’anno precedente, che aveva chiuso con +7%. La tendenza annuale è, però, il risultato di due semestri molto differenti: se, infatti, il primo è stato caratterizzato da risultati decisamente positivi, nel secondo si sono visti differenti comparti in calo. La flessione nel mercato security era quindi cominciata già pre-Covid19, anche se in termini annuali il comparto ha registrato un dato positivo.

In questa situazione, negli scorsi mesi, si è innestata l’emergenza sanitaria che, se da un lato potrebbe creare opportunità per il settore, vista l’alta richiesta di tecnologie abilitanti (dalle termocamere al controllo accessi integrato con sistemi di controllo temperatura e rilevamento mascherine) dall’altro – opinione condivisa dalle principali associazioni di settore – va attentamente valutata, considerandone i potenziali rischi. Per quanto la security non abbia subìto conseguenze legate alla crisi sanitaria altrettanto gravi rispetto ad altri settori, la ripresa è comunque complessa: va considerata la mancanza di liquidità dei potenziali clienti, ma anche l’abbassamento dei prezzi e l’entrata sul mercato di produttori poco esperti e non affidabili, che va arginata.

Ma se è fondamentale tenere d’occhio i rischi legati al dilagare di offerte non professionali e di una utenza poco esperta nel selezionare, l’esperienza di questi mesi ha permesso anche di fare importanti progressi.

Una maggiore consapevolezza del costo della non sicurezza, il balzo in avanti fatto dal Paese in termini di digitalizzazione, la nuova percezione del rischio, l’attenzione crescente alle soluzioni Cyber e GDPR-compliant sono tutti elementi che possono favorire la diffusione di una maggiore cultura della sicurezza e soprattutto una corretta valorizzazione dei suoi professionisti.

La situazione “estrema” che ci troviamo a vivere è la dimostrazione concreta di come la capacità di prendere decisioni in un contesto emergenziale e di customizzare al meglio tecnologie di security già ingegnerizzate non possano essere improvvisate, ma sono il bagaglio di quei professionisti certificati il cui ruolo va ribadito e messo al centro: sono loro il “fattore umano” indispensabile per ottimizzare in modo corretto le risorse verso la creazione di sistemi efficienti.

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